HISTORY OF MEDICINE - STORIA DELLA MEDICINA

The Medicine in Ancient Civilizations - La Medicina nelle antiche civiltà

 

La medicina ebraica (1200 a.C.-550 a.C.)

E' sicuramente il migliore esempio del concetto assolutamente teurgico della medicina: Dio è l'unica fonte di malattia e di risanamento, per cui solo il sacerdote, cioè l'uomo scelto dal Signore, è considerato strumento di guarigione. E' pur vero che il medico viene tenuto in grande considerazione, ma alla base di tutto sta il fatto che è la divinità ad aver creato le piante e tutti i medicamenti (fiele di pesce, il cuore, il fegato ecc.). Il concetto igienico risulta quindi molto marginale rispetto al precetto religioso.

 

La medicina assiro babilonese (1792 a.C.-323 a.C.)

Rappresenta il punto di passaggio tra il concetto teurgico e quello magico: la parte religiosa sta essenzialmente nell'eziologia in quanto l'ira di una divinità verso una persona permette ai demoni maligni di aggredirla causando in tal modo la malattia (c'è un demone per ogni patologia); il concetto magico ha invece risalto nella parte terapeutica, nell'attuazione cioè degli esorcismi. Nella fase diagnostica le due concezioni vanno di pari passo e un ruolo preponderante è giocato dall'ispezione del fegato, ritenuto l'organo più importante in quanto fonte di sangue. Bisogna poi ricordare la parte dedicata alla chirurgia compresa nel Codice di Hammurabi: vi è una vera e propria serie di norme deontologiche in cui sono riportati compensi e pene per chi esercita questa attività.

 

La medicina egiziana (3000 a.C.-1000 a.C.)

Si passa da una fase teurgica-magica ad un empirismo estremamente illuminato: notevoli sono la concezione biologica (concetto umorale sanguigno e concetto pneumatico), la conoscenza dei vari quadri sintomatologici e la farmacologia. Gli elementi che costituiscono la sapienza medico empirica vengono trattati solo in libri sacri accessibili unicamente agli iniziati. Nonostante quello che si potrebbe ipotizzare alla luce delle pratiche di imbalsamazione in cui gli egiziani erano maestri, l'anatomia non appare particolarmente progredita. Al contrario risultano molto precise le indicazioni relative alla terapia (nel solo papiro di Ebers sono menzionati 500 diversi medicamenti) ed alle sue varie forme di confezionamento e di somministrazione: polveri, tisane, decotti, macerazioni, pastiglie erano perfettamente conosciuti. Assai progredita era inoltre la chirurgia e la sutura delle ferite.


Da notare infine la presenza di medici specialisti nelle malattie urinarie, nelle patologie delle orecchie, degli occhi e della pelle.

 

La medicina mesopotamica (3000 a.C.-2000a.C.)

E' un tipo di medicina magico-teurgica dotata di un certo grado di empirismo interpretato però sempre in senso mistico ed occulto. La malattia è sinonimo ed effetto di impurità per cui le cure consistono in lavacri e abluzioni, oltre che in sacrifici espiatori. Nonostante ciò vi sono accenni riguardo al medico che cura con le piante (Aura Mazda, la divinità del bene, ha creato almeno una pianta per guarire ogni malattia) e a quello che cura con il "ferro".

 

La medicina indiana (2500 a.C.-1500 a.C.)

Ancora oggi vi sono scuole che studiano l'antica medicina indiana nella sua forma originale, così come viene trattata negli antichi testi sacri (i Veda): la loro completezza ed organicità ha fatto sopravvivere questa concezione fino ai giorni nostri. Trattano molto accuratamente di grande e piccola chirurgia, della cura delle malattie del corpo, di demonologia (è presente una certa sfumatura di magia e religiosità), della cura delle malattie infantili, della tossicologia, della preparazione di elisir e di afrodisiaci.


Notevoli la perfezione e la varietà dello strumentario chirurgico, le tecniche di medicazione, l'attenzione negli esami diagnostici e la particolare abilità negli interventi di litotomia e rinoplastica.

 

La medicina cinese

I testi più antichi risalgono al 3500 a.C. e, come nella medicina indiana, vengono ancora consultati e tenuti in considerazione. La malattia e la salute sono determinate dall'armonia o meno dei due principi fondamentali: lo Yang (il principio maschile) e lo Yin (quello femminile). I medici cinesi introdussero per primi la rilevazione del polso: ne conoscevano 200 tipi differenti tra cui 21 erano considerati indice di esito letale; la farmacologia è senza dubbio la più avanzata tra tutte le medicine antiche, comprende oltre 2000 farmaci e ne include molti ufficialmente usati nella moderna terapia occidentale (ferro contro l'anemia, l'oppio, il solfato di sodio come purgante ecc.). Da ricordare inoltre il primo tentativo di immunizzazione attiva contro il vaiolo insufflando polvere di croste disseccate nelle narici dei pazienti. Anche la chirurgia era praticata a un buon livello: caratteristici gli interventi di castrazione e quelli per limitare gli effetti della deformazione dei piedi.


Non si può tralasciare infine un accenno riguardo l'agopuntura: è l'arte di penetrare con aghi di diversi materiali determinati canali che sono in contatto con gli organi interni al fine di ottenere particolari benefici. Essa fu introdotta nel 2700 a.C. ed è ancora in auge ai giorni nostri sostanzialmente immodificata.

 

La medicina in Grecia

Anche se la nascita del pensiero scientifico si può far risalire alla comparsa delle prime scuole mediche in Italia (Scuola di Crotone e Scuola di Sicilia), è in Grecia che avviene la completa e definitiva emancipazione del medico sul sacerdote con la costituzione del concetto di "clinica".


Nell'antica Grecia la medicina veniva praticata nei ginnasi, nelle palestre e negli jatreia: il ginnasio era il luogo in cui i giovani venivano formati culturalmente e fisicamente, mentre nella palestra si allenavano gli atleti veri e propri. L'uno e l'altra consentirono un certo sviluppo della chirurgia in seguito alle non infrequenti lesioni in cui gli atleti incorrevano nell'esecuzione degli esercizi fisici. Tutti coloro che lavoravano in queste strutture avevano conoscenze abbastanza approfondite di traumatologia e massoterapia; i medici, che solitamente visitavano in strutture pubbliche o private (jatreia), venivano chiamati dal ginnasiarca solo nei casi più gravi.